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1. Le differenze tra lo scommettitore amatoriale ed il tipster professionista.


Diamo oggi inizio ad una serie di articoli che vogliono rappresentare un compendio di risorse utili per gli scommettitori. In particolare, seguiremo un filo logico che ci porterà ad analizzare il “lavoro” del tipster in tutti i suoi aspetti: psicologici, teorici e, soprattutto, pratici. 
Al termine della loro redazione, essi rappresenteranno un’ideale “guida” per lo scommettitore, o meglio, per il tipster.




Chi ti scrive si è avvicinato al mondo del betting da qualche anno ed ha cercato di capire a fondo il meccanismo che sta alla base del lavoro dei bookmakers ed alla conseguente ricerca di metodi per batterli.

Mi sono subito reso conto che per cercare di raggiungere tale obiettivo bisogna fare un salto di qualità a livello mentale: mettere da parte l’emotività e far funzionare esclusivamente la razionalità. 

E, vedremo, è proprio ciò che distingue lo scommettitore amatoriale dal tipster professionista.  

Sottolineo sin d’ora che tutte le considerazioni esposte, nonché i calcoli effettuati a mo’ di esempio, non vogliono avere la presunzione di essere universalmente validi; essi sono semplicemente il frutto dell’esperienza nel mondo del betting del sottoscritto e sono da considerare, quindi, come semplici punti di vista più o meno condivisibili che mi hanno portato ad avere riscontri positivi nel medio/lungo periodo. 

I siti ed i software citati nei successivi articoli sono da considerarsi, altresì, strumenti della mia personale analisi, nominati al solo fine di agevolare il lettore nella miglior comprensione possibile di quanto sarà esposto. 

La differenza tra lo scommettitore amatoriale ed il tipster professionista.


Iniziamo col domandarci: cosa differenzia un semplice scommettitore dal giocatore professionista? 

Fondamentalmente, l’approccio alla giocata. 
Il semplice scommettitore, infatti, cerca la vincita della vita attraverso delle multiple dalla quota altissima; è caratterizzato, quindi, da un approccio del tutto emotivo ed irrazionale, poiché non si rende conto che la giocata in multipla non fa altro che diminuire la sua probabilità di vincita e, anche qualora avesse la fortuna sfacciata di vincere 1000 € con 1 €, stai pur tranquillo che al massimo sarà andato in pari con tutte le multiple perse in precedenza o con quelle che giocherà in futuro.

Sono soggetti che giocano spinti dall’avidità e dalla paura di perdere: avidità rappresentata dal fatto di voler vincere immediatamente una grossa cifra e paura di perdere evidenziata dalla continua ricerca di quote basse ma “sicure” che, giocate assieme, possano garantire una facile vincita (forse ci sei anche tu tra questi, vero?). 
Tali tipo di scommettitori rappresentano la maggior parte della massa (circa il 95%) e sono quelli che fanno la fortuna dei bookmakers. 

Intendiamoci: la “bolletta della vita” può essere sicuramente provata, perché un colpo di fortuna può capitare a tutti nella vita, ma non deve rappresentare il metodo di gioco principale, ossia non devi pensare che sia l’unico modo per poter giocare le scommesse. 
Deve rappresentare uno svago, un momento ludico con gli amici ed i colleghi di lavoro, nulla più. 

Il giocatore professionista è, invece, colui che gioca in singola. 
Si concentra, quindi, su un singolo evento alla volta e cerca di studiarlo nei minimi particolari. 

Perché giocare in singola? 

Il motivo è molto semplice: con la giocata in singola non sarai costretto ad indovinare tutti i tuoi eventi, come nella giocata in multipla; ne consegue che potrai andare in attivo anche commettendo degli errori. 
In tal modo ridurrai drasticamente il fattore fortuna che, invece, nelle multiple è troppo elevato.

Il tipster professionista in una stagione riesce ad ottenere un rendimento (ROI = Return On Investment, avremo modo di spiegare meglio cos’è e come si calcola) di circa il 10% / 15% sul capitale movimentato. 

Diffidiamo, quindi, da tutti coloro che garantiscono facili guadagni anche e soprattutto nel mondo del betting.  

I bookmakers NON regalano soldi e NON esiste un metodo matematico che ti permetta di vincere al 100% (a parte le surebet, di cui parleremo). 

L’obiettivo del tipster pro è quello di riuscire a minimizzare il rischio connesso alla giocata attraverso lo studio dell’evento. 

Soffermiamoci per un attimo su tale concetto, ossia la minimizzazione del rischio: la componente imprevedibilità di ogni evento sportivo non potrà mai essere annullata del tutto. 
Ne consegue che il pronostico “sicuro” non esiste. 
Mi piace sempre citare l’esempio seguente per meglio far capire tale concetto: ricordo una partita del Chelsea in casa il cui il segno “Home Over 0,5” (il Chelsea doveva segnare un gol in casa) non era nemmeno riportato dai bookmakers; quindi, un evento non quotato si presume sicuro di sortita. 

Ebbene quella partita finì 0-0. 

Da ciò si deduce che, talvolta, anche l’evento non quotato è accompagnato da un minimo di aleatorietà che lo rende non certo, non sicuro. 

Bene, in questo primo articolo abbiamo imparato come sia fondamentale la giocata in singola rispetto a quella in multipla. 
Questo è uno dei primi concetti di base che ritroveremo anche negli articoli futuri. 

Nel prossimo articolo ti parlerò della scelta dell’evento. 

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Alla prossima!


Pubblicato da Angelo D'Arrigo il 16/11/2016

Tags:  bettingschool 










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