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2. La scelta dell’evento


Nel primo articolo, ti ho parlato delle differenze tra lo scommettitore amatoriale ed il tipster professionista.

Oggi ti voglio parlare di un’altra differenza che ci introdurrà, poi, all’argomento vero e proprio dell’articolo, ossia la scelta dell’evento sul quale scommettere.




Come sai, chi gioca alle scommesse lo fa per vincere, per ottenere un guadagno. 

E, quindi, cerca di vincere il più possibile, spinto dall’avidità. 

Un vecchio adagio, però, recita: “chi troppo vuole, nulla stringe”. 
Ciò accade, appunto, allo scommettitore occasionale, quello che butta nella sua bolletta tutte le partite che gli capitano sott’occhio, magari tutte quelle a quota bassa, convinto che “è impossibile sbagliarne anche una!”; salvo poi recitare la fatidica frase: “Ho perso la bolletta per una sola partita”. 

È un classico, l’abbiamo detta o sentita almeno tutti una volta nella vita. 

Fatto sta, che lo scommettitore amatoriale fa un bel “minestrone” di “quotine”, oppure anche di “quotone” alte, andando a formare un moltiplicatore che, non dico gli cambierebbe la vita, ma almeno una vacanza gliela regalerebbe. 
Per carità, ho già detto nel primo articolo come la “bolletta” sia un momento di divertimento, un modo per seguire le partite con più interesse, una scusa per prendere in giro il collega che te l’ha fatta perdere. 
Ma, appunto, deve essere vista così e non come un metodo per vincere nel lungo periodo. 

Ti ho già spiegato come, invece, il tipster professionista giochi in singola. 

Ti starai chiedendo, a questo punto, come si fa a scegliere le partite giuste da giocare?


Il primo passo che compio quando voglio formulare un pronostico, riguarda proprio la selezione dell’evento. 
Scelgo, innanzitutto, quei campionati di cui ho una conoscenza generale: so, quindi, a grandi linee le squadre favorite, le underdogs e le outsider, nonché il trend generale. 
Personalmente mi piace porre attenzione ai maggiori campionati europei, in quanto si ha maggiore disponibilità di informazioni, si ha la possibilità di vedere realmente giocare le squadre ed, inoltre, è sicuramente più difficile incappare in partite combinate, cosa che accade spesso nei campionati minori o nelle serie minori. 

Parto dalle quote che offrono i miei bookmaker di riferimento ed individuo ad occhio quelle quote comprese tra @1,80 e @2,20 ed oltre. 

La condizione necessaria è che lo studio mi dia la ragionevole convinzione che esse rappresentino delle value bet (calma, ne parleremo nel prossimo articolo di cos’è una value bet). 

Anche qui è d’obbligo rispondere alla domanda: perché proprio queste quote?


La quota attorno a @2,00 offre un vantaggio psicologico poiché siamo consapevoli che, giocando in singola, dovremo indovinare la metà + 1 dei nostri pronostici per andare in utile. 
È una quota che ha il 50% di sortita e, quindi, non impossibile da indovinare. 

Un po’ come tirare a testa o croce: a volte può andar bene, altre volte male ma ciò non andrà ad influire troppo sul nostro morale. 
Una vincita non ci esalterà ed una perdita non ci demoralizzerà. 

Pensate, invece, a chi gioca a quote basse, le cosiddette “banker”: dovrà impiegare grossi capitali per ottenere vincite rilevanti e non potrà permettersi il lusso di sbagliarne troppe (anzi, diciamo nemmeno una!). Pensa: se gioca 10 eventi in singola a massa pari (ossia sempre con lo stesso importo di giocata) ed a quota 1,10, non potrà sbagliarne più di uno o sarà andato in perdita.  

Tu dici: “Sì, ma che ci vuole a prendere una quota 1,10?”. 

Prova e mi dirai. 

Ovviamente una quota 1,10 verrà indovinata tante volte ma ogni volta avrai la sensazione di aver vinto troppo poco ed aver rischiato troppi soldi. 
Ma ricordati che una, e sottolineo, una sola perdita, ti farà crollare tutto ciò che fino ad allora avrai vinto. 
Inoltre, e ciò è fondamentale, nelle quote attorno alla pari (e più in generale nelle quote alte) è più semplice riuscire a trovare del “valore”, cosa, invece, difficile se non impossibile nelle quote basse. 
Ma avremo modo di tornarci nel prossimo articolo e capire meglio. 

Su quali segni, quindi, buttare l’occhio?


Mi piace concentrarmi sui segni “classici”, quindi, sulle vittorie in casa o in trasferta, (quindi “1” o “2”), sulle doppie chance interne (1X) o esterne (X2), sul GOAL (GG = segnano entrambe le squadre) o NO GOAL (NG = non segna almeno una delle due squadre), sull’Over 2,5 (saranno segnati complessivamente più di 2 goal nel match) sull’Under 2,5 (saranno segnati complessivamente meno di 2 goal nel match). 

Ci sono poi altri segni non presenti su tutti i bookmaker ma che possono rappresentare buone opportunità di guadagno e sono: 

a) 1 DNB (o 2 DNB). 
Sono segni che si pongono a metà tra la vittoria secca e la doppia chance. 
Hanno un rendimento intermedio ad esse e hanno il vantaggio che in caso di pareggio la scommessa è rimborsata. 
Da scegliere quando pensiamo che la squadra di casa (o in trasferta) vinca ma la quota è così alta che non conviene rischiarla. 
Spiegheremo anche come costruire un DNB anche se il bookmaker ne è sfornito. 

b) l’Asian Handicap. 
È un mercato caratterizzato da segni che prevedono rimborsi parziali o totali a seconda di determinate condizioni. 
Si pongono anch’essi a mezza via tra due segni classici. 
Avremo modo di parlarne in maniera più approfondita.  

Ti ho delineato, quindi, la mia base di partenza e spero possa diventare anche la tua: 
 - sai che gioco in singola;
 - sai che gioco solo i campionati su cui ho conoscenze approfondite;
 - sai che le quote che scelgo sono sempre attorno alla pari.  

Nel prossimo articolo ti parlerò delle value bet
E sarà davvero interessante, vedrai! 

Nel frattempo ti invito a lasciare un “Like” se ti è piaciuto l’articolo ed a condividerlo sui social, grazie! 


Pubblicato da Angelo D’Arrigo il 01/12/2016

Tags:  bettingschool 










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