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3. La scommessa di valore: cos’è una value bet


Abbiamo chiuso lo scorso articolo ponendo le basi per lo studio di una value bet


È stato, infatti, detto: 
- perché giocare in singola; 
- perché giocare campionati di cui si ha approfondita conoscenza;  
- perché giocare quote attorno alla pari (@2,00 circa).


 

Ci siamo lasciati dicendoci che oggi avremmo parlato di value bet. 

Questo è un concetto fondamentale, attorno a cui ruotano tutti gli altri argomenti che andremo successivamente a sviluppare. 

Inizio facendoti la seguente domanda: saresti maggiormente disposto ad investire una somma di denaro su un evento per il quale il rischio è maggiore dell’eventuale guadagno oppure su un evento per cui l’eventuale guadagno è maggiore del rischio? 

È evidente che, obiettivamente, la seconda soluzione sarebbe scelta da tutti. 

Allo stesso modo, quindi, una value bet è un evento che presenta una percezione di rendimento maggiore rispetto a quella di rischio. 

Il passaggio successivo è, quindi, capire da cosa è rappresentato il rischio e da cosa l’eventuale rendimento. 
In realtà, rischio e rendimento, sono la duplice faccia della stessa medaglia; e la “medaglia”, in tal caso, è rappresentata dalla quota abbinata all’evento. 
Risulta fondamentale, allora, capire se la quota rispecchia fedelmente il rischio ed il rendimento abbinati all’evento oppure se una delle due “facce” è maggioritaria rispetto all’altra. 

Come si capisce se una quota rappresenta una value bet? 

Parto innanzitutto col dire che non esiste una formula magica che ci dice se una quota è oggettivamente di valore o meno. 
Esistono dei procedimenti matematici od anche dei tools che ci permettono di effettuare una valutazione soggettiva che può, più o meno, avvicinarsi ai valori reali. 

Come per tutto ciò che riguarda il calcio e le scommesse, servono soprattutto metodo ed esperienza condite da intuito e fortuna! 

Proviamo a fare un esempio concreto. 
Riportiamo la classifica di Seria A alla settima giornata del campionato 2015-2016. 
Una sorprendente Fiorentina era prima in classifica ed era ospite del Napoli al San Paolo, anch’esso in buona forma. 
Vediamo le quote, e, quindi, le percentuali di probabilità che il bookmaker assegnò all’evento: 

1 @1,83
X2 @2,02 

La prima cosa da fare, è tradurre ciò che le quote ci stanno dicendo, ossia calcolare la probabilità di sortita che le quote esprimono:  

- nell’1, il segno assegnato dal bookmaker ha il 54,64% di probabilità di sortita. 
  Infatti: 1/1,83 = 0,5464 x 100 = 54,64%
- nel secondo segno, invece, l’X2 ha il 49,50% circa di probabilità di sortita. 
  Infatti: 1 / 2,02 = 0,4950 x 100 = 49,50%. 

Qualcuno avrà immediatamente notato che la somma delle due percentuali non dà il 100% ma è maggiore. 
Ciò perché il bookmaker si garantisce un aggio, ossia un guadagno sul totale delle giocate effettuate dagli scommettitori, al fine di non perdere mai il “banco”, a prescindere dall’esito finale (ve l’avevamo detto che i books i soldi non li regalano, no). 
Nel caso in cui la somma fosse stato inferiore a 100, saremmo stati in presenza, invece, di un disaggio e, quindi, di una surebet
Ma ne parleremo in seguito. 

Il problema principale è ora capire se tali percentuali siano veritiere oppure no. 
Come si fa per effettuare tale verifica
Abbiamo fondamentalmente due strade da seguire: 

1) Seguendo l’istinto! 

Se siamo ottimi conoscitori di un determinato campionato, ad occhio sappiamo già valutare se una quota è sottovalutata (ossia con la quota superiore a quella che noi riteniamo giusta, quindi con minori possibilità di sortita rispetto a quelle da noi percepite o calcolate) o sopravvalutata (con la quota inferiore a quella che noi pensiamo sia quella giusta, vale a dire con maggiori possibilità rispetto a quelle che noi consideriamo reali).

Esempio: potrei pensare che la Fiorentina non ha mai avuto un inizio di campionato così eccellente ed essendo di Firenze e, quindi, vivendo l’ambiente, seguendo gli allenamenti dal vivo tastando con mano il morale dei giocatori, ipotizzo che la trasferta a Napoli sia davvero difficile da perdere. 
Se ho tale convinzione in mente, ne conseguirà che la probabilità assegnata dal bookmaker alla non sconfitta dei Viola, ossia il 49,50% sia davvero bassa! 
Penserò che essa dovrebbe essere almeno del 60%. 

Come calcolare, allora, la quota che noi riteniamo veritiera e reale in base alla nostra supposizione?
Molto facile: andiamo a dividere 1 per la nostra percentuale di probabilità: per cui 1/60 = 0,0166 x 100 = 1,66.
@1,66, allora è la quota che noi riteniamo giusta per la non sconfitta della Fiorentina a Napoli (X2 quindi), ossia quel limite al di sotto del quale non scommetteremmo mai. 

Tale quota è evidentemente minore della quota assegnata dal bookmaker. 
Ciò significa che il bookmaker sta sottovalutando la forza della squadra ospite ed offre un rendimento maggiore di quello che ci saremmo aspettati. 

Per cui, in base a tale ragionamento, il segno X2 rappresenta per me una value bet poiché la quota assegnata dal bookmaker è maggiore della quota da noi percepita e calcolata in maniera approssimativa. 

Possiamo, quindi, dire che è una quota che ha “valore”; e possiamo affermarlo poiché è per noi conveniente rischiare una somma di denaro per ottenere un eventuale guadagno maggiore del rischio stesso connesso all’evento. 
Infatti, dal nostro punto di vista, la quota sottostima le capacità della Fiorentina e le attribuisce un rischio maggiore a quello da noi percepito. 
Ma quel rischio maggiore è per me opportunità di maggiore rendimento! 

E quindi posso puntarci su senza rimpianti. 

2) Seguendo la razionalità!

Il secondo modo, che poi è anche quello dei tipster professionisti, lascia da parte l’emotività e si basa sul supporto di dati oggettivi e reali. 

Poiché sono tanti i fattori ed i dati da tenere in considerazione, partiremo proprio da qui per sviluppare gli articoli successivi. 

Concludo dicendoti che se vuoi smetterla di avere rimpianti dopo aver giocato le tue scommesse, devi appunto iniziare a ragionare in tale maniera, ossia con le value bet!  

Ti aspetto al prossimo appuntamento di “Scuola di Betting” dove ti preciserò la differenza tra quota reale e quota del bookmaker e dove ti inizierò a parlare degli elementi essenziali per il calcolo della quota. 

Ti chiedo, infine, di supportare il lavoro del team di Bettinglife.it, condividendo l’articolo oppure semplicemente seguendoci su Facebook (https://www.facebook.com/bettinglife.it/), Twitter (@betting_life) e Google+ (Bettinglife.it) ed unendoti al Canale Telegram (telegram.me/bettinglife_it) 

Grazie ed alla prossima! ;)


Pubblicato da Angelo D'Arrigo il 08/12/2016

Tags:  bettingschool 










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