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4. La differenza tra la quota di mercato e la quota reale nelle scommesse


Nello scorso articolo, abbiamo parlato di value bet e di come sia fondamentale saper “leggere” le quote 


Nel presente articolo, andiamo ad approfondire tale argomento. In particolare, cerchiamo di ben capire i concetti di quota “reale” e quota di “mercato”.




Partiamo dal definire la seconda. 

La quota di mercato non è nient’altro che la quota proposta dai bookmakers ed esprime la probabilità di sortita del segno che il bookmaker gli attribuisce. 

Il calcolo di tale probabilità è presto fatto: se, ad esempio, la quota della vittoria del Milan contro l’Atalanta del prossimo impegno di campionato di Serie A è data ad @1,99, per capire la probabilità di sortita del segno, dobbiamo dividere 1 per la quota. 
Quindi, avremo: 

1/1,99 = 0,5025 x 100 = 50,25%. 

V’è da chiedersi sulla base di cosa il bookmaker scelga quella determinata quota per il mercato. 
I quotisti e gli analisti del rischio utilizzano software complessi che tengono conto di molteplici fattori: dati storici delle squadre, squalifiche, infortuni, “rumors” di mercato, cambi allenatore, stato di forma ed altro ancora, ignoto ai più.

Nella compilazione delle quote, poi, i bookmakers includono anche l’aggio che, come visto nel precedente articolo, rappresenta il profitto che il bookmaker realizzerà a prescindere dall’esito dell’evento. 

A proposito di ciò, riprendiamo per un attimo l’esempio precedente e riportiamo i segni 1X2 associati all’evento Milan – Atalanta: 

1 @1,99 (50,25%), 
X @3,40 (29,41%), 
2 @4,10 (24,39%).

Abbiamo che 50,25 + 29,41 + 24,49 = 104,05. 

Quindi, una percentuale totale maggiore al 100% (se fosse stata minore di 100, saremmo stati in presenza di una surebet, a cui dedicheremo il prossimo articolo). 

Per adattare, perciò, la vera percentuale di sortita espressa dai book, dobbiamo in certo senso depurare tali quote dall’aggio che si assicura il bookmaker.  
Dobbiamo, allora, procedere ad un ulteriore calcolo: 

[probabilità singola/(somma delle probabilità/100)].

Avremo: 

1 = 50,25/(104,05/100) = 50,25/1,0405 = 48,29%
X = 29,41/(104,05/100) = 29,41/1,0405 = 28,27%
2 = 24,39/(104,05/100) = 24,39/1,0405 = 23,44% 

Se ora andiamo a sommare le tre percentuali calcolate, vedremo che il risultato sarà 100. 
Ed, infatti: 48,29 + 28,27 + 23,44 = 100. 

I bookmakers, successivamente, provvederanno ad effettuare variazioni delle quote dipendenti dalle scelte del mercato; ciò sempre al fine di ottenere un guadagno per loro. 
Le quote, infatti, varieranno a seconda del denaro che sarà puntato su di esse e ciò dipenderà dalla percezione dell’evento da parte degli scommettitori, dalla loro fede o, semplicemente, dal “nome” della squadra in gioco. 

Spesso e volentieri, i bookmakers fanno anche un lavoro di psicologia e sanno già cosa verrà scommesso; in tal modo possono modulare le quote sin dall’inizio prevedendo il flusso di giocate che sarà effettuato. 
Ad esempio, sarà molto difficile che qualcuno non punti su una vittoria del Real Madrid in casa, a prescindere da tutto. 

Questo i quotisti lo sanno, ossia sanno come ragiona la massa scommettitrice e, quindi, abbassano ancor più la quota della favorita al fine di avvalorare l’idea di partenza dello scommettitore e fare in modo che egli vada a giocare proprio quella quota misera. 
In tal modo, lo scommettitore sarà, innanzitutto, sempre più convinto della sua idea iniziale, ossia che la favorita non possa né pareggiare né tanto meno perdere ed, inoltre, sarà portato a combinare quella quota bassa assieme ad altri eventi per tentare di alzare la vincita ed, allo stesso tempo, anche ridurre la probabilità di “andare in cassa”. 

 Ne consegue che il bookmaker, con il puntare della massa sulla squadra favorita, sarà costretto ad abbassare ulteriormente tale quota in base alle normali leggi di mercato di domanda-offerta (se tanti “comprano” una quota, questa automaticamente perde di valore). 

Come andrebbe calcolata, invece, la quota reale? 

Premesso che, dal punto di vista di chi vi scrive, le quote che esprimono i bookmakers sono sempre quelle che più si avvicinano alle realtà (nessuno come i bookmakers, infatti, ha a disposizione dati ed informazioni così sofisticati per poter calcolare le quote), ci chiediamo, ora, cosa sia, invece, una quota reale.  

Semplicemente, come abbiamo avuto già modo di accennare nei precedenti articoli, la quota reale è la quota che deriva da calcoli più o meno soggettivi e da percezioni dello scommettitore. 

È una quota, quindi, soggettiva e psicologica. 

Non esiste un metodo oggettivo per andare a calcolare una quota reale (e conseguentemente, una quota di valore), sebbene alcuni elementi di calcolo siano una base fondamentale. 

Si va dai metodi matematici più semplici a calcoli più sofisticati che tengono conto di molteplici variabili con peso diverso, fino all’utilizzo di software che calcolano, appunto, come dovrebbero essere realmente offerte le quote dei bookmakers in base ai loro parametri.  

Volendo fare un esempio semplicissimo di calcolo di quota reale, riprendiamo ancora una volta l’evento citato, Milan – Atalanta. 
Vogliamo stabilire la quota “reale” del segno “1” tenendo conto solo ed esclusivamente del rendimento casalingo del Milan e di quello in trasferta dell’Atalanta. 

Proviamo a calcolare, quindi, la quota che dovrebbe essere assegnata al segno 1. 
Per far ciò consideriamo ad esempio:  

(Numero di partite vinte in casa dal Milan + numero di partite perse in trasferta dall’Atalanta)/(Numero complessivo di partite in casa del Milan + numero complessivo di partite in trasferta dell’Atalanta). 

Avremo: 
(6 + 3)/(8 + 8) = 9/16 = 0,5625 (quindi 56,25%). 

Per trasformare tale probabilità in quota procediamo a dividere 1 per il numero calcolato. Quindi: 1/0,5625 = 1,7777 che arrotondiamo ad @1,78.  

In base a questi calcoli, e sottolineiamo cento volte in base solo ed esclusivamente a questi calcoli, la quota offerta dal bookmaker ad @1,99 pare sia di valore poiché superiore a quella appena calcolata. 
Ciò significa che sarà conveniente puntare sul Milan poiché la quota offerta offre un’opportunità di guadagno dell’11,79% superiore a quella da noi calcolata (infatti: 1,99/1,78 = 0,1179). 

In pratica, in base a tali semplici elementi, siamo di fronte ad una value bet. 

Vedremo nei successivi articoli come non sia sufficiente tenere in considerazione questi pochi e freddi elementi ma avremo bisogno di tanto altro per effettuare un’analisi migliore. 

Nel prossimo articolo, come già su accennato, parleremo di surebet. 

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Pubblicato da Angelo D'Arrigo il 15/12/2016

Tags:  bettingschool 










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