Feed RSS

FELICE ACCAME. L'invenzione della ludopatia.


In uno dei suoi romanzi più belli, - Le avventure di Tom Sawyer (1876) -, lo scrittore americano Mark Twain racconta un episodio che cito spesso a proposito della differenza fra gioco e lavoro.


Grossomodo – vado a memoria -, l’episodio è questo: Tom ne ha fatto una delle sue e la zia lo mette in castigo: oggi non andrà al fiume con gli amici e, anzi, dovrà ridipingere tutta la staccionata. Eccolo lì, dunque, tutto imbronciato, con pennello e secchio, quando, all’angolo della strada compaiono gli amici – che lo chiamano, che gli dicono, dai, andiamo, e via così. Tom dice di no e, ovviamente, gli amici dicono "Perché no?". E qui Tom ha un’idea: rovescia la propria situazione e comincia col vantarsi dell’incarico di fiducia che gli ha dato la zia – ridipingere la staccionata. Fatto sta che, uno per uno, gli amici chiedono di poterlo fare anche loro e, pennellata dopo pennellata – e non gratuitamente, ma lasciando pegno nelle tasche del furbo Tom – la staccionata è bella che ridipinta – senza che Tom abbia mosso un dito.

Se fai qualcosa in termini di gioco, la fatica non la senti. Spiegava Silvio Ceccato che le operazioni mentali di chi sta giocando sono diverse – quasi opposte – da quelle di chi sta lavorando: nel primo caso, ciò che fai e il risultato che consegui rimane mentalmente tutta roba tua; nel secondo caso, il risultato finale ti è sottratto. Infatti, non a caso si dice che il lavoro sia “alienante”.

Il poter assumere l’atteggiamento del gioco nei confronti di qualsiasi dinamismo è pertanto una grande risorsa dell’essere umano – e non solo dell’essere umano: chi ha un cane, o un gatto, lo sa molto bene.

Perennemente in cerca di clienti, psicologi e psichiatri consapevolmente o meno viaggiano secondo il modello di Knock o il trionfo della medicina di Jules Romains. Si tratta di una commedia che, dal 1923, quando fu scritta, ha lasciato il segno nella storia del teatro francese. Racconta di un medico che acquisisce una condotta da un collega che non vede l’ora di filarsela – è in un paesino di montagna dove tutti sono sani, campano fino a cent’anni e mai si rivolgono al medico; lì, insomma, si fa la fame. Ma il nostro nuovo medico condotto non si rassegna e, pian piano – prima l’uno poi l’altro -, comincia a diffondere il “germe” dell’idea di malattia – con le sue necessità di prevenzione, di igiene, di profilassi – insegnando ai suoi concittadini la facile arte di individuare il “sintomo”. Fatto sta che quando il collega fuggito tornerà a trovarlo si troverà di fronte ad alcune sorprese: ogni cittadino è stato trasformato in “paziente”, in ambulatorio c’è la coda, tutta la popolazione ringrazia Iddio per l’arrivo del nuovo medico e si sta costruendo perfino una clinica. Knock ha colpito duro.

Alla stessa stregua, oggi, nel girone dantesco dei malati – un girone che si estende sempre più nella misura in cui il normale di oggi, nella prospettiva di una medicalizzazione globale della nostra società, è fatto diventare il patologico di domani - sono riusciti a far entrare i “ludopatici”.


Pubblicato da Felice Accame il 14/10/2017

Tags:  tobetornottobet 










Contatti
Contatti