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FELICE ACCAME. Premessa allo studio antropologico della scommessa.


Nella storia della psicoanalisi qualche studio sulla propensione al gioco d’azzardo e alla scommessa c’è stato.


Nessuno di essi, però, ha mai individuato l’operare mentale comune a questo genere di attività. In quell’ambito rimaniamo nella problematica individuale. Mi chiedevo, invece, se ci fossero studi in materia di ordine antropologico – se, cioè, fossero state individuate diverse tipologie di giocatori in base ai caratteri “nazionali” ed “etnici”

Nel 2014, la ICE Gaming Conference di Londra avrebbe potuto costituire una base per questo tipo di analisi ma, purtroppo, così non è stato. Almeno a dar credito all’esperto Dario De Toffoli che ne relazionò sulle pagine de “Il Fatto Quotidiano”.
Dati del 2013 alla mano, in testa alla classifica per Paesi della spesa annuale pro capite stava l’Australia – con una cifra che superava i mille dollari annui a testa. Seguivano Singapore (900 dollari), la Finlandia (600 dollari) e, via via, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Italia (intorno ai 450 dollari), mentre, ovviamente, nella classifica della spesa totale per nazione, gli Stati Uniti, spendendo e spandendo qualcosa come 119 miliardi di dollari, primeggiavano alla grande – e l’Italia, con i suoi 24 miliardi di dollari, saliva al quarto posto.

Sono cifre che fanno impressione, ma mai tanta quanto quella relativa alla spesa italiana suddivisa nei vari giochi. Infatti, da noi, la maggior parte dei quattrini vanno in slot machine – in un gioco casualistico dove il calcolo del giocatore e durata del gioco medesimo equivale a zero. Il che, a mio avviso – ai fini del benessere individuale e sociale -, non è un buon segno.
Tutti questi dati, però – questo è il punto – non possono servire ad uno studio antropologico sulla scommessa e sulle ragioni per cui i meccanismi mentali relativi attecchiscono di più in un Paese che in un altro. Se non si sa distinguere, infatti, i giochi che implicano un atteggiamento deterministico da quelli che ne implicano uno probabilistico (o casualistico) si finisce con il fare di tutte le erbe un fascio confondendo stili di vita molto diversi fra loro.



Pubblicato da Felice Accame il 05/11/2017

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