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FELICE ACCAME. Individuale e collettivo.


Sto cercando di capire quali presupposti – consapevoli e meno – governino le mie eventuali scommesse.


Sulle prime, voglio dire, scommettere sulla vittoria di un ciclista o su quella della squadra del cuore può sembrarmi la stessa cosa, ma, riflettendoci un attimo, mi rendo conto subito della differenza: in un caso scommetto sulla prestazione di un singolo individuo, mi dico, e nell’altro scommetto su una prestazione collettiva. Nel primo caso presuppongo una e una sola responsabilità, nel secondo ne presuppongo molte – e neppure tutte intrinseche all’evento, perché, per esempio, l’allenatore lo ritengo responsabile del risultato almeno quanto – se non di più – non ritenga responsabile del risultato l’intera squadra. 

Va da sé che i calcoli relativi siano diversi nei due casi.
Che so, nel caso del ciclista, guardo allo stato di forma verificando le corse effettuate nel periodo precedente, la sua adattabilità al percorso (distanza, planimetria, etc.) e confronto il tutto con i dati corrispondenti relativi agli avversari. Nel caso della squadra di calcio, guardo alla sua composizione, allo stato di forma dei suoi componenti, alla coesione raggiunta fra i reparti, allo stile di conduzione dell’allenatore, all’umore che, occhio e croce – a seconda delle informazioni che mi giungono -, regna nello spogliatoio, al clima che si sta vivendo in società, etc.
Le variabili, insomma, sembrano essere più numerose in caso di uno sport collettivo rispetto a quelle che possono essere prese in considerazione in uno sport individuale.

Tuttavia, volendo, anche negli sport individuali le cose possono essere più complicate di come appaiono a prima vista.
Riferiamoci ancora al ciclista. Mi vengono in mente i confronti storici a proposito del record dell’ora: è andato più forte Coppi, Anquetil, Mercx o Moser? La distanza percorsa dovrebbe essere lì a testimoniarlo – e, infatti, il concetto stesso di “record” si basa su ciò.
Ma dove lo mettiamo il peso delle biciclette? O il tasso di umidità nell’aria? O la pressione atmosferica? O la forma del casco?  Senza parlare dell’alimentazione stessa del ciclista. Tutte cose cambiate nel corso del tempo – tanto da rendere ogni confronto difficilmente eseguibile. Ecco che l’individuo – etimologicamente, qualcosa che non si divide – non è più tale – è un insieme di cose che posso valutare prima  separatamente (come accade quando scommetto su una squadra di calcio) e poi per il modo con cui si integrano l’un l’altra.

Il caso della scommessa ippica, poi, è addirittura paradigmatico: gioco il cavallo, d’accordo, e il cavallo sarà anche la prima scelta, ma mai l’unica, perché, al contempo, guardo al fantino o al driver; poi, al resto (stato del terreno, ferratura, numero di partenza, etc.). Nella scelta del cavallo, voglio dire, non c’è mai solo lui, ma un bel mucchio di altri elementi che riduco mentalmente ad una unità.

Questa riflessione mi richiama alla mente, il caso di un (un?) organismo molto studiato dai biologi, il sifonoforo (si noti la parentela con la parola “sifone”, qualcosa che ha a che fare con il “vuoto”).
Ogni sifonoforo adulto è un animale composito, formato da centinaia di individui che sono nati mediante un processo di gemmazione. Quando si incontrano, si aggrappano l’un l’altro, rimangono uniti e, con il tempo, i singoli individui subiscono una curiosa trasformazione: cominciano a svolgere una funzione per il collettivo di cui sono venuti a far parte. Un gruppo forma l’apparato natatorio; un altro diventa lo stomaco e il sistema digerente; e un altro gruppo ancora si costituisce in organo sessuale dell’animale composito; ci sarebbe perfino un gruppo che assume funzioni epatiche e diventa il fegato. Ciascuno, insomma, perde tutte le sue funzioni organiche individuali. Ma non è finita. La cosa più straordinaria è la reversibilità del processo: se strappiamo via ciascun individuo questo torna alla sua vita di single. Più o meno è quello che facciamo noi – mentalmente – quando ragioniamo a posteriori, sul perché abbiamo vinto o abbiamo perso la nostra scommessa: risuddividiamo quel che prima avevamo riunito e troviamo l’elemento che eleggiamo a “determinante” (la partita l’ha vinta l’allenatore con quel cambio, la corsa l’ha vinta il fantino o il driver con quell’andatura imposta al cavallo nei primi 400 metri, e via individuando).



Pubblicato da Felice Accame il 11/11/2017

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