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FELICE ACCAME. I giochi proibiti.


Ancora nel 1968 – lo cito come anno di svolta, di cambiamenti nelle consuetudine sociali più radicate -, nei bar e nei locali di pubblico intrattenimento, su una parete – di solito, poco in vista – stava il cartello dei “giochi proibiti".


Con tanto di firma del Questore, si trattava dell’ordinanza relativa ai giochi che non era consentito praticare all’interno del locale.
Articolato in tre parti – una per i giochi di carte, l’altra per i giochi al bigliardo e la terza, un bel calderone dove finivano anche le preoccupazioni classificatorie, per gli “Altri giochi” -, ne riporto l’elenco “milanese”.

Giochi di carte

Poker, baccarat, chemin de fer, ecartè, faraone o goffetto;
Sette mezzo;
Lanzichenecco o lanzinetto;
Macao, novembre toppa zecchinetta;
Mercante, piattello;
Trentacinque o Mercante, pitocchetto;
Bassetta Bestia, ramino;
Primiera;
Cocincina, conchin, tonchino o concino;
Bazzica;
Domino con le carte;
Mazzetti.

Bigliardo

Battifondo;
Baccarat con birilli;
Macao con birilli;
Buchette;
Parigina;
Giardinetto;
Biliardino e trottola a martelletto;
Gioco del 3 e del 9;
Rosso e bianco o rosso e nero.

Altri giochi

Morra;
Passatella o tocco;
Gibellino ossia testa e croce;
Dadi;
Scommesse;
Tre carte o tre tavolette;
Carosello;
Cavallini;
Roulettes di qualsiasi specie;
Pistola ad aria compressa con disco girevole;
Biliardino inglese o francese;
Giochi eseguiti con appositi apparecchi, congegni o attrezzi;
Flippers, sue variazioni o biliardini elettrici in genere che consentono il premio sotto qualsiasi forma o che abbiano insita la scommessa.

A Lucca è proibito il barabisso con le carte, a bigliardo la Primavera ad invito o bambara mentre per gli altri giochi è vietata la tombola con le cartelle.

Una curiosità di ordine antropologico è costituita dal fatto che, cambiando città, l’elenco risultava diverso. Il Questore di Milano, per esempio, non proibiva il barabisso né la Primavera ad invito detto anche barbara, che, invece, venivano proibiti dal Questore di Lucca.
Paese che vai, proibizione nuova che trovi, insomma, con le complicatezze dei vari casi in cui, magari, il gioco restava lo stesso, ma cambiava il nome.

Il criterio dichiarato è quello di impedire la pratica di qualsiasi gioco che possa dare adito a qualsiasi tipo di scommessa, ma è qui forse che la capacità del legislatore mostra tutti i suoi limiti.
Anche su quanti caffè verranno ordinati nei prossimi venti minuti si può scommettere (anche utilizzando il modello della roulette: da 1 a 37, con lo zero, oppure le prime tre decine più il comparto residuo) o sul sesso dei clienti che entreranno, o sul colore delle auto che transitano sulla strada che si vede dalla finestra. Giochi – solitari o per più giocatori – se ne può inventare a iosa e la mente umana ne escogita ovunque ed in qualsiasi condizione. Reprimerli tutti - per fortuna – è impossibile anche per il più zelante dei Questori. Tanto è vero che questi cartelli – insostenibili come altre forme di repressione - sono spariti.

Nota

La documentazione relativa la debbo a Franco Molinari e ad Andrea Bruno Mosetti, due amici, che nel 1968, in una rivista da me diretta – “Nuovo 75 – Metodologia Scienze Sociali Tecnica Operativa” – pubblicarono un saggio intitolato, per l’appunto, I giochi proibiti il cui titolo ricalcava quello di un incantevole film del 1952, Jeux interdits di René Clément, che vinse il Leone d’Oro alla 13° Mostra del Cinema di Venezia.


Pubblicato da Felice Accame il 18/11/2017

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