Feed RSS

FELICE ACCAME. La "scommessona".


Nella sua breve e malatuccia esistenza, Blaise Pascal (1623-1662) è riuscito a combinarne a sufficienza per essere ricordato come matematico, fisico, filosofo e fin teologo.


In quest’ultimo ambito, il suo contributo più noto – e più preso sul serio - è formulato in termini di scommessa. Il suo ragionamento è più o meno il seguente:

1. Se Dio non esiste ed io ci ho creduto è pareggio – né ho perso qualcosa né l’ho guadagnata.
2. Se Dio esiste ed io non ci ho creduto – ci ho perso.
3. Se Dio non esiste ed io non ci ho creduto – è un altro pareggio, non ho perso né ci ho guadagnato.

Da ciò risulterebbe “conveniente” la fede in Dio: Dio esiste ed io ci ho creduto – ed ecco che ci ho guadagnato. Sempre ammettendo che Dio non se la prenda a male per una fede basata sulla convenienza, perché, se anche questo calcolo delle probabilità avesse un senso, c’è da chiedersi che tipo di fede sarebbe quella di colui che si affida a un calcolo – calcolo e fede, voglio dire, dovrebbero essere l’uno il contrario dell’altra.
E’ come se qualcuno si buttasse in un’impresa dicendo che lo fa per pura passione, ma poi si venisse a scoprire che aveva anche un proprio tornaconto.

Come spesso accade, alle radici della questione c’è il problema del significato delle parole. Mentre considera “guadagno” l’"infinita beatitudine", Pascal non si interroga sul significato delle parole cruciali che usa – né su che significa “Dio”, né su che significano “esistere” o “credere”. E neppure gli passa per la testa la possibilità che il Dio di cui parla possa non accettare la scommessa oppure, più semplicemente, non onorarla.


Pubblicato da Felice Accame il 11/12/2017

Tags:  tobetornottobet 










Contatti
Contatti