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FELICE ACCAME. Dedotte le spese.


Facendo bene il conto di linee ferroviarie, piroscafi, carrozze e altri mezzi di locomozione disponibili, c’è chi, nel 1872, poteva giungere alla conclusione che un giro completo del pianeta Terra poteva essere compiuto in ottanta giorni esatti.

E’ con questa cronometrica consapevolezza che il socio del londinese Reform Club, Phileas Fogg, accetta di scommettere le sue ventimila sterline – la metà del suo patrimonio - contro un gruppetto di altri soci del medesimo Club.
Consultando un calendario tascabile, vengono definiti i termini della scommessa: “poiché oggi è mercoledì 2 ottobre, dovrò essere di ritorno a Londra, in questo stesso salotto del Reform Club, sabato 21 dicembre, alle otto e quarantacinque della sera”.

E’ l’inizio della nota avventura ideata da Jules Verne ne "Il giro del mondo in 80 giorni". Accompagnato dal fedele e utilissimo domestico Jean, detto non a caso Passepartout, Phileas Fogg parte la sera stessa e tornerà in tempo – sul filo del rasoio del tempo – per vincere la scommessa. Al cinquantasettesimo secondo delle otto e quarantaquattro “la porta del salone si aprì” e lui fa il suo ingresso vittorioso. Anche se un buon lettore di romanzi ottocenteschi sa quale sarà la conclusione – niente e nessuno potranno portare alla sconfitta -, la lunga durata della scommessa favorisce la suspense. Tre secondi appena separeranno il protagonista dalla sconfitta.

Tuttavia, rispetto alle vicende dal tipico lieto fine, Verne apporta una lieve modifica non irrilevante: le spese sostenute per vincere la scommessa, alla fine, ammonteranno a diciannovemila sterline. Dopo tanta fatica e tanti rischi, all’attivo di Phileas Fogg rimane un migliaio di sterline – e “una moglie deliziosa”, di cui si è innamorato girodelmondo facendo.


Pubblicato da Felice Accame il 18/12/2017

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