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FELICE ACCAME. Una scommessa rimborsata in via autonoma


Che nello scommettere – nelle attese dello scommettitore in ordine alle proprie previsioni – ci sia anche qualcosa di etico lo conferma un ormai datatissimo episodio avvenuto anni or sono – nel 1993 - e puntualmente riferito da “Trotto Sportman”, il giornale degli ippici riunificati dopo che “Il trotto” – il giornale dei trottisti – si era fuso con “Lo sportman” – che già nell’anglofilia del nome si palesava come il giornale dei galoppisti.

Era il 18 maggio, fra le undici e mezzogiorno, quando in un’agenzia ippica di Napoli entra un tizio dirigendosi alla cassa, dove – pistola in mano – intima al cassiere di consegnargli immediatamente “tre milioni e mezzo”.
Il cassiere, spaventato, crede bene di mettergli davanti l’intero incasso della mattinata, tredici milioni, ma quello – pignolo – non li accetta: seleziona i suoi tre milioni e mezzo e chiarisce che quella è, giusta giusta, la perdita sua, in quella stessa agenzia, della domenica precedente.
Non prende una lira in più e se ne va.

Nel riferire l’inconsueta vicenda, “Trotto Sportman”, alla conclusione, si augura che questa forma di rimborso non prenda piede perché “creerebbe per l’ippica uno stato di insostenibile stallo” e pertanto non trova una sola parola di apprezzamento per un gesto che, in fin dei conti, una sua nobiltà ce l’ha.
Perché una persona capace di accontentarsi del risarcimento della spesa a fronte di una scommessa perduta è sicuramente una persona dotata di una sua moralità – capace, magari, anche di chiedere il risarcimento soltanto a fronte di una perdita ritenuta ingiusta – come può capitare allorché una corsa, per esempio, risulta evidentemente viziata da comportamenti incongrui.


Pubblicato da Felice Accame il 21/01/2018

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