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FELICE ACCAME. La scommessa della specie


L’ecologo e biologo evoluzionista Menno Schilthuizen (in Organi sessuali, evoluzione e biodiversità, Bollati Boringhieri, Torino 2014) ci dà un bell’esempio di uno scommettitore (anzi, di una scommettitrice) che gioca a casaccio – e che, fino ad ora, vince.


Laddove spiega i vantaggi evolutivi del sesso – come invenzione per replicarci alternativa da altre soluzioni adottate da altri animali –, Shilthuizen spiega che “ogni volta che il DNA viene duplicato, per produrre spermatozoi e cellule uovo oppure nella clonazione, esiste la ridotta possibilità che una o alcune lettere del codice genetico di cui il DNA è fatto vengano lette in modo errato e inserite comunque nella nuova copia di DNA”.

A parte la metaforicità di certe espressioni (chi è che “legge” le “lettere”? Chi è che le “inserisce”?), si comprende come, nella cosiddetta “trascrizione”, possano avvenire errori che “talvolta sono innocui o addirittura benefici, ma, molto più spesso, sono un problema”.
Però, “in un organismo asessuato che si riproduce castamente copiando se stesso, non c’è modo di evitare che queste mutazioni dannose si accumulino nel passaggio da una generazione all’altra, come se si facessero fotocopie di fotocopie di una pagina contenente un errore di stampa”.
E questo accumulo di errori, prima o poi, potrebbe costare caro all’intera specie.

Il sesso, invece, costituisce una scappatoia. E’ ovvio che “questi errori possono verificarsi anche nel processo di produzione delle cellule uovo e degli spermatozoi e venire ereditati dai discendenti nati con la riproduzione sessuata”, ma sarebbe anche ovvio che, “dato che il rimescolamento genetico nella produzione di cellule uovo e spermatozoi, e anche l’unione degli spermatozoi e delle cellule uovo per produrre nuovi organismi, sono processi casuali, alcuni discendenti erediteranno molti errori e altri non ne erediteranno affatto”.

Fra i biologi sono tesi note. La stessa nostra sopravvivenza – la sopravvivenza di ciascuno di noi, individui – è insomma correlata ad una scommessa alla cieca: a qualcuno – quelli che erediteranno pochi errori e apparentemente ininfluenti lungo l’arco della sua esistenza – andrà bene e a qualcun altro – gli eredi degli errori più numerosi e più gravi – andrà male, anzi malissimo. Ma – domanda – chi la fa questa scommessa? Risposta (che non so quanto possa rallegrarci): la specie – ovvero l’insieme di tutti noi, un insieme del tutto innocente, scommettitore (“ludopatico”?) amante del rischio – diciamo, poco accorto nella crudeltà delle sue statistiche -, incorreggibile e irredimibile.


Pubblicato da Felice Accame il 28/01/2018

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