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FELICE ACCAME. L'autentica fede del falso operatore ecologico.


L’avevo già notato anni or sono: gli scommettitori sono poco o nulla inclini al rispetto del loro stesso ambiente.


Persa la scommessa – sto pensando ad un’agenzia ippica, una sala giochi o un ippodromo – buttano il biglietto lì dove capita, disseminando la pavimentazione di sogni infranti.

Come tipologia umana, l’avevo già notata ai tempi gloriosi (si fa per dire) di San Siro, ma come individuo specifico – uno ben preciso – l’ho ritrovato alla Maura.
C’è uno che si aggira freneticamente per l’ippodromo, che rovista in ogni angolo, e che raccatta su tutti i biglietti accartocciati e buttati. Li apre, se li liscia, li ricompone e li analizza con cura.

Cerca l’impossibile da trovare: l’esito di una disattenzione tragica da parte dello scommettitore vincente che butta via il biglietto anziché andare alla cassa – lo scommettitore raro fino all’inesistenza. O lo scommettitore ingenuo che non sa di aver vinto – forse un neofita, che, di questi tempi, è raro sulle piste ippiche quanto l’altro.

La fede di costui mi commuove – lui, in definitiva, sta facendo l’unica scommessa che può permettersi: scommette sullo scommettitore outsider, ma vorrei, un giorno, metterlo alla prova, fare un esperimento.
Metto due euro su un piazzato “matematico” e, se arriva, invece di andare alla cassa, cerco l’angolino giusto, accartoccio lo scontrino e ce lo lascio cadere. Poi mi sposto di una decina di metri e aspetto che arrivi il verificatore – voglio vedere che il suo non sia un mero crampo patologico, un gesto frutto dell’ossessione; voglio vedere, insomma, se il Nostro è davvero in grado di leggere, di capire, di fregarsi le mani e di andare tutto soddisfatto alla cassa più vicina.

Gioirei con lui e tornerei a casa convinto di aver fatto del bene. Purtroppo – e qui stanno i suoi limiti -, anche lui ha lo stesso difetto degli altri scommettitori. Non è che, una volta, raccolti, butti i biglietti verificati e riverificati nelle apposite pattumiere, no, riaccartoccia nervosamente – per una sconfitta drammaticamente e molto probabilmente reiterata – e ributta per terra.


Pubblicato da Felice Accame il 18/02/2018

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