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FELICE ACCAME. Una scommessa sicura.


Esiste la scommessa sicura?


Scrittore coraggiosamente polemico, dai toni fortemente anticlericali espressi peraltro in tempi in cui, proprio, non se ne poteva fare a meno, Giuseppe Rovani (1818-1874), tra il 1859 e il 1864, scrisse un’opera di mole invero cospicua intitolata Cento anni, dedicata in modo particolare alla vita milanese tra il 1750 e il 1850.

In essa, nel punto in cui sta riferendo di una pettegola e malevola disputa tra avventori in un bar della Milano del 1767, fa ammettere ad uno degli interlocutori che la vicenda di cui stanno trattando è davvero un bel “garbuglio”, tale che – gli fa dire - “scommetto che, coll'andar del tempo, qualche bizzarro ingegno, se mai verrà a conoscere tutta questa matassa, e sia di quelli che o bene o male sanno tenere una penna in mano, ne stenderà la storia in modo, che i nipoti dei nostri nipoti sentiranno il desiderio di essere nati tanti anni prima, per aver viste le facce di quelli che oggi fanno parlar noi”.

Il “bizzarro ingegno”, ovviamente, è lui, l’autore stesso. Diciamo che siamo al limite del “chi si loda s’imbroda”. Lui scrive il libro e ancora lui fa prevedere ad uno dei suoi personaggi che lui e sempre lui scriverà il libro facendo bene, molto bene, a scriverlo.

Più che di una scommessa, qui, mi si permetta l’analogia proverbiale, si tratta di “rubare in chiesa”.


Pubblicato da Felice Accame il 25/02/2018

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