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FELICE ACCAME. L'anonimo superstizioso


Avremmo tutti da guadagnare se il premio andasse sempre e comunque a chi ha il coraggio delle proprie idee – giuste o sbagliate che siano o giuste o sbagliate che qualcuno riesca a dimostrarle – e il castigo a chi si tiene nascosto l’asso nella manica.

Il caso – una replica ennesima di casi analoghi - è noto. Nel New Hampshire (Stati Uniti d’America), il 6 gennaio 2018, giorno di estrazione di numeri di lotteria, una signora vince 559 milioni di dollari. Festa grande ? No, perché, per legge, in quello Stato il vincitore non può rimanere anonimo. La vincitrice dunque si ribella alla pubblicità del suo nome incaricando un avvocato di rappresentarla in tribunale.
Inizia una guerra ideologica concernente i limiti della libertà individuale nell’ambito dello Stato? No. Perché, in quanto a motivazioni, la signora in questione tiene il piede in due scarpe. Ricca, ricchissima, sembrerebbe la casistica di vincitori di lotterie poi rovinati, morti e feriti. C’è il tale che, nel 2006, in Florida, vinse 17 milioni di dollari attirando, però, l’attenzione di una tizia che insieme al proprio fidanzato lo uccise per rubargli tutto. Un altro che i 20 milioni di dollari se li è goduti per poco perché i parenti l’hanno fatto secco nella speranza di ereditare. E c’è anche il caso di quella poveretta che è finita sotto un’automobile uscendo dal bar dove aveva appena festeggiato la vincita di più modesti 5 mila dollari. Volendo, l’elenco è sterminato – assomiglia molto a quello dei morti il giorno dopo che hanno raggiunto la tanto auspicata età pensionabile. Allora: un conto è la privacy e tutt’altro conto è la superstizione.

La fortunata vincitrice parte con un argomento teoricamente legittimo – la richiesta di anonimato -, ma arriva con tutt’altro argomento che uno Stato di diritto potrebbe serenamente ignorare. Anche perché, nei casi disgraziati, non c’è alcun riscontro del rapporto tra pubblicità e disgrazia: qualcuno se l’è andata a cercare e qualcuno poteva, forse, bere di meno, e, di certo, semplicemente stare più attento.

Sul “Corriere della Sera” dell’8 febbraio 2018, la notizia viene presentata così: “La donna da 559 milioni teme la lotteria maledetta", “Troppi morti vincitori”. La signora è già una “donna da 559 milioni”, la lotteria è già “maledetta” – quando ancora chi l’ha vinta è viva e querelante – e “troppi” sono diventati i “morti vincitori” (che, se sono morti, hanno vinto ben poco).


Pubblicato da Felice Accame il 09/04/2018

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