Feed RSS

FELICE ACCAME. Rien ne va plus


Non credo che nella vecchia e fumosa sala corse ci si potesse imbattere in solitudini diverse da quelle con cui ci si può imbattere in una modernissima e lucente sala giochi.

La tecnologia cambia, cambia qualcosina dei giochi, ma le persone – con tutti i loro problemi – restano sempre le stesse. E il gioco può alleviare il dolore che ci portiamo appresso o, come un anestetico, può ottunderlo per qualche ora.
Alla constatazione mi ci porta un particolare tipo di scommettitore che, qua e là, nei posti più diversi, anche intimorendomi in certi casi, non ho potuto evitare – di notarlo o di averci a che fare. E’ lo scommettitore che non arriva in tempo a scommettere.

Come se qualcuno alla roulette provasse a mettere la sua fiches dopo che “rien ne va plus”, c’è quello che – dopo aver girato e rigirato roso dall’incertezza, dopo aver guardato lo schermo mille volte – con i soldi in mano, arriva allo sportello sistematicamente quell’attimo dopo, soltanto per dirsi dire: “Spiacente, corsa chiusa. Sono già partiti”.

Bene, lui avrebbe scommesso sul cavallo che, poi, ha vinto davvero. E lo dice a tutti, sente il bisogno irrefrenabile di dirlo a tutti e, siccome tutti non lo ascoltano ecco che di quei tutti ne cerca almeno uno – un’anima buona che ne ascolti l’amara confessione, e la rabbia, almeno per qualche minuto.
Non gli va giù, non può andargli giù, è la sfortuna che lo perseguita, che lo ha perseguitato per tutta la vita – pensi: stavo per giocarlo, avevo i soldi in mano, vincente, e mi han detto che la corsa era chiusa.

Può, lì, cominciare una stura durevole, almeno fino a quando iniziano i preparativi per la corsa successiva – dove lui riuscirà a mettere in scena il nuovo dramma – e può, lì, risolversi il tutto in una sequela di imprecazioni pronte a rivolgersi contro chi ne mettesse in dubbio la causa – ed è per questa ragione che la maggior parte dei presenti, in questi frangenti, si finge indaffarata in urgenze improcrastinabili – perché non si mai dove questa rabbia possa andare a finire.

La consapevolezza di non aver affatto voluto scommettere – la consapevolezza di non essersi fidati, di non aver voluto assumersi il rischio – evidentemente, non basta. L’esigenza della recita è troppo forte, la pulsione interiore alla ribellione verso il senso di una vita intera e la famelica necessità della commiserazione altrui non ammettono autocritica.


Pubblicato da Felice Accame il 16/04/2018

Tags:  tobetornottobet 










Contatti
Contatti