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FELICE ACCAME. Persa in partenza


Alla base della storia raccontata nel film che Patrice Leconte ha diretto nel 2006 c’è una scommessa e, alla base di questa scommessa, c’è un’incongruità.

Dunque – più o meno – l’inizio della vicenda è questo: alla festa di compleanno di un ricco antiquario la sua socia mette in dubbio che, a tanta rilevanza sociale, corrisponda un’autentica amicizia e, ovviamente, l’interessato replica che non è affatto vero.
Ecco, allora, che la socia lo sfida: mettendo in palio un prezioso vaso cinese, entro dieci giorni deve presentarle il suo miglior amico – l’amico del cuore. Sulle prime, il protagonista ritiene che sia la cosa più facile del mondo – basta aprire l’agendina dei numeri telefonici -, ma, presto, si rende conto che, in una vita, non è mai riuscito a mettere assieme lo straccio di un amico. Da ciò gli affannosi tentativi per vincere ugualmente la scommessa.

L’incongruità non sta soltanto nella vaghezza dei termini fondamentali della scommessa – chi è un “miglior amico”, quando, a che condizioni, possiamo trovarci d’accordo con altri sul categorizzare qualcuno come l’amico del cuore. Potrebbe esser fin qualcuno sepolto nella notte dei tempi, qualcuno che non si vede mai, ma che, ugualmente, può esser risultato decisivo – e gratuitamente – in qualche frangente difficoltoso. L’incongruità peggiore – quella letale – sta nel periodo entro cui la scommessa andrà a buon o cattivo fine. I dieci giorni concessi, infatti, se consentono lo sviluppo della narrazione cinematografica con tutti i suoi paradossi, non possono di principio consentire la costruzione di un’amicizia così ferrea come dovrebbe essere vantata. In dieci giorni si può conoscere qualcuno e, presumibilmente, rendersi conto che ne può nascere un’amicizia, ma, in un lasso di tempo così breve è altamente improbabile che qualcuno – chiunque sia – possa diventare il “miglior amico”. Se un senso, pertanto, poteva avere la scommessa, allora, era implicito che questo “miglior amico” oggetto del contendere potesse e dovesse esser presentato hic et nunc, pronto e, se non dentro il vaso, su un bel piatto d’argento.


Pubblicato da Felice Accame il 14/05/2018

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