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FELICE ACCAME. Chi vende e chi compra


Quella stessa incertezza che, prima della scommessa, pareva sopportabilissima e, anzi, caricando di attese, quasi entusiasmava – una sorta di ebbrezza da scommessa effettuata -, quella stessa incertezza ad evento concluso viene a pesare come un macigno.
L’urgenza di sapere è forte e ogni ambiguità è fonte di un improvviso timore.

Un caso particolarmente affascinante era quello – diffusosi in tutti gli ippodromi – dell’arrivo di due o più cavalli più o meno contemporaneo sul traguardo, il cosiddetto “arrivo in fotografia” al tempo in cui – l’elettronica ancora da venire - occorreva il suo tempo per svilupparla, questa fotografia – non sempre riusciva, e allora valeva il verdetto del giudice d’arrivo.

L’attesa era snervante e, per l’appunto, qualcuno speculava sui più deboli e più facili a snervarsi. Era il momento della metascommessa o della scommessa sulla scommessa. Si aggiravano nel parterre i furboni che, appostati all’altezza del palo, la sapevano – o credevano di saperla – più lunga degli altri incalzando i perplessi e gli schiacciati sotto un senso di colpa crescente: “Chi vende?”.
Chi vende la scommessa effettuata – chi sta tremando al pensiero che il cavallo su cui ha puntato possa esser stato battuto, chi della propria vista non si fida, chi, a quel punto, si accontenterebbe di recuperare i propri soldi e magari poco più.
Compro, compro, chi vende?” era il canto delle sirene presso lo steccato. Lo stress era tale che non pochi cedevano. Poi, nella maggior parte dei casi, ovviamente valeva il detto di ogni piccolo risparmiatore che gioca in Borsa: “Vendi e pentiti”.

Chi comprava, perlopiù, comprava o credeva di comprare sul sicuro e, fermo restando il suo margine di rischio (per esempio, la fotografia non riuscita e la vista del giudice d’arrivo), speculava sulla psicologia dello scommettitore che, di qualche fragilità, soffre sempre e comunque.


Pubblicato da Felice Accame il 28/06/2018

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