Feed RSS

FELICE ACCAME. Puntiglioso e convinto


Ne "Il romanzo del cavallo" (Vallecchi 1966), Nereo Lugli asserisce che "nulla è più inglese che scommettere".


Scommettere farebbe parte del “genio britannico” e sarebbe “l’espressione più naturale e conveniente del proprio talento, la manifestazione quasi doverosa del proprio puntiglio e della propria convinzione”.

Per certi versi si tratta di affermazioni molto ovvie e molto condivise e, tuttavia, si tratta pur sempre di affermazioni piuttosto impegnative dai presupposti cospicui quanto oscuri. Che cosa s’intende esattamente per “genio” di una nazione? E cosa fa sì che puntiglio e convinzione, in un popolo specifico, si trasformino in un’esigenza socialmente diffusa come lo scommettere?

Non credo che puntiglio e convinzione nelle proprie opinioni siano caratteristica del solo popolo britannico. La storia recente della Gran Bretagna – diciamo dal Settecento in avanti – è storia di espansioni coloniali – o di rapine – non dissimile da quella di altri Paesi, incluso il nostro. Che, prima o poi, finissero male – praticamente tutte – era prevedibile, ma non a sufficienza perché queste avventure venissero evitate. Non ci vedo alcunché, voglio dire, che consegni agli inglesi la palma di maggiori scommettitori rispetto agli altri.
Con il termine “genio” si intende una virtù non acquisita, un’attitudine innata – perlopiù espressa nelle arti e nelle scienze.

In latino “genius” derivava da un verbo che significava “generare”, e costituiva l’attributo di un semidio o di qualcuno che poteva vantare una forza divina. Negli anni, finì con l’ibridarsi con l’”ingenium” – anche questo considerato come facoltà inventiva innata, una disposizione dell’animo. Riflettendoci, pertanto, ci si rende subito conto che, riferendosi al “genio” sia come caratteristica individuale di una persona che come caratteristica collettiva di un popolo, non ci si riferisce a nulla di ben chiaro. Non a caso, dall’Ottocento in poi, le scienze antropologiche hanno fatto sempre meno ricorso a questo concetto.
I fattori che hanno portato alla storica constatazione che gli inglesi sono in gran parte affetti da scommessite acuta possono essere molteplici – si pensi anche alla minor invadenza della morale cattolica o al discutibile merito di aver avviato, tra i primi, all’industrializzazione capitalistica -, ma attribuir loro facoltà particolari – specifiche, o addirittura uniche – mi sembrerebbe scorretto.

Ogni generalizzazione – già in quanto meccanismo mentale – implica un tentativo di cavarsela alla svelta, accontentandosi del superficiale - e, quando si tratta di comunità, anche a costo di apparire razzisti. Il fatto che gli inglesi scommettano su tante cose – forse su più cose di quanto non scommettano gli altri – è analogo a quello che analizza il linguista Andrus Saareste a proposito delle formule di saluto in lingua estone. Ce n’è di più, a quanto pare, che in ogni altra lingua.
Ma il fatto che gli estoni abbiano a disposizione circa cento formule di saluto non significa affatto che l’estone sia un popolo più cortese e più sociale di altri.


Pubblicato da Felice Accame il 05/08/2018

Tags:  tobetornottobet 










Contatti
Contatti