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FELICE ACCAME. Il prezzo della fedeltà


Nella Nona novella della seconda giornata del Decamerone – uso le parole del Boccaccio – si narra di tal “Bernabò da Genova” che “da Ambrogiuolo ingannato, perde il suo e comanda che la moglie innocente sia uccisa".


"Ella scampa, e in abito d’uomo serve il soldano; ritrova lo ‘ngannatore e Bernabò conduce in Alessandria, dove lo ‘ngannatore punito, ripreso abito feminile, col marito ricchi si tornano a Genova”.

La sintesi è sicuramente un po’ troppo sintesi, ma qualcosa si capisce. E’ la storia di due mercanti che si trovano a Parigi, che mangiano e bevono e che, con altri mercanti, finiscono con il parlare di donne e, soprattutto, delle loro mogli. Il tema e il modo in cui viene trattato sono quelli tipici di un certo maschilismo maritale: la fedeltà. Tutti meno uno, infedeli loro, tendono a considerare infedeli di natura le proprie mogli, mentre l’uno, Bernabò, sulla fedeltà della propria è pronto a giurarci.
E’ qui che scatta la scommessa: dammi tempo tre mesi, lasciami andare a Genova e tornerò con le prove inconfutabili che tua moglie ti ha tradito. Me la dai 5 a 1? Mille fiorini contro cinquemila.

Torna dopo tre mesi e racconta di particolari così intimi – la casa, la camera da letto, un neo con sei peluzzi biondi sotto il seno, particolari carpiti di nascosto e senza che la vittima ne sappia nulla – che il tradimento pare dimostrato. E Bernabò paga. Ma il racconto prevede che l’ingannatore, per una volta, finisca male – malissimo – e l’ingannato trionfi.
Due sono i punti critici. Il primo è quello di ordine etico. La moglie si vendica di chi ha ingannato suo marito, ma al marito è pronta a perdonare il fatto che, in seguito all’inganno, avesse dato ordine di ucciderla. In fin dei conti tutta questa fiducia in lei non era riposta – un margine di dubbio sulla sua fedeltà, dunque, rimaneva. Ma il Boccaccio su questo aspetto della vicenda sorvola.
Il secondo – coerente con il primo - è quello della quota: un cavallo a cinque contro uno non dico che sia il favorito, ma, di certo, è considerato fra i papabili – buone chances le ha.

Avrei capito e ammirato la solidità della fiducia di Bernabò se avesse accettato una scommessa ad una quota molto più alta – anche se so benissimo che, nella storia dell’ippica, qualche cavallo a cento contro uno – raramente, d’accordo - ha vinto.


Pubblicato da Felice Accame il 26/08/2018

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