Feed RSS

FELI CE ACCAME. L'arte del bookmaker


Mentre nella letteratura il tema della scommessa ha ispirato molti scrittori, nelle altre arti il tema – al di là dei giocatori d’azzardo pittoricamente ben inquadrati in giudizi moralistici – latita.


Come rarità – prima ancora che per originalità della concezione e della fattura -, dunque, merita già qualche attenzione un’opera scultorea di Medardo Rosso (1858-1928) dedicata a “Il bookmaker”.


E’ conservata nel museo che, a Barzio, è intitolato all’artista – torinese di nascita, milanese di adozione ma vissuto a lungo a Parigi. Come quasi tutte le opere di Medardo Rosso, anche questa ha il potere di “spiazzare” l’osservatore o, meglio, di metterne subito in crisi lo sguardo abitudinario.
La figura sembra sorgere per gradi dalla materia – l’idea che guidava Medardo Rosso era, per l’appunto, quella di far “dimenticare” la materia – e, invece, che assumere la postura eretta dell’umano, va a fissarsi in diagonale.

L’immagine è quella di un signore corpulento, in età piuttosto avanzata, di sobria eleganza presumibilmente parigina sotto una mezza tuba che ne ratifica, per così dire, la sua buona affidabilità.
Parzialmente, questa sua figura rimane però ambigua, forse appoggiata ad un bastone, forse caricata del libro su cui vanno segnate le scommesse accettate. Comunque, ai nostri occhi odierni, rappresenta un prestigio sociale che non abbiamo fatto più in tempo a constatare.

Era amicissimo, Medardo Rosso, di Margherita Sarfatti – lo racconta Rachele Ferrario nella sua biografia di quella che venne definita “dittatrice delle arti”, “ninfa egeria del regime” o la “mia Vela” da Mussolini medesimo (quando era in buona – altrimenti erano insulti e, perlopiù, razzistici).
E fu proprio la Sarfatti, quando l’artista, malato e ormai prossimo alla fine, si trovava in un albergo di Milano, a portargli una copia con dedica del libro che le diede notorietà in mezzo mondo, Dux. Gliela consegnò in nome dell’affetto che li legava e tornò qualche giorno dopo per averne un giudizio. Ma Medardo Rosso, antifascista che parlando amava mescolare il milanese al francese, le troncò di netto ogni entusiasmo. “Margherita, Margherita”, sembra che le abbia detto, “perché te scrivet no un urari feruviari che ghe c’è inscì tant besogn? Il faut l’écrire, il faut l’écrire!”.

Nota

Margherita Sarfatti di Rachele Ferrario è pubblicato da Mondadori, Milano 2015.


Pubblicato da Felice Accame il 02/09/2018

Tags:  tobetornottobet 










Contatti
Contatti