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FELICE ACCAME. La dignità dello scommettitore


Non ricordo quando s’instaurò l’uso di assegnare un nome alle leggi già approvate o ancora in via di approvazione da parte dei nostri governi.


Non posso esimermi dal rilevare, però, un’evoluzione in materia: mentre un tempo il nome o, meglio, il nomignolo, alla legge veniva assegnato direttamente dai governati – si pensi alla famosa “Legge Truffa” (non a quella approvata dai governi recenti che, per l’appunto, non chiamata così, è stata approvata nel tripudio più o meno generale; no, si pensi a quella proposta negli anni Cinquanta contro cui ci fu una mobilitazione popolare) -, oggi – ecco la differenza -, il nome – elogiativo, eufemistico – viene assegnato dai governanti stessi.

A scanso di equivoci, onde prevenire valorizzazioni in negativo. E’ così che, nell’estate del 2018, si parla di “Decreto Dignità”. Orbene (si fa per dire), fra le varie iniziative che conferirebbero più “dignità” ai governati c’è anche la proibizione tassativa di pubblicizzare le scommesse.
Facendo di tutte le erbe un fascio, senza che, ancora una volta, si sia stati capaci di distinguere tra quelle frutto di un atteggiamento deterministico e quelle frutto di un atteggiamento casualistico-probabilistico. E senza che del concetto di scommessa venga eseguita un’analisi coerente.

Verrà proibita ogni forma di pubblicità per il gioco del Lotto o per i Gratta e Vinci vari? Ovviamente no. Ipocritamente, quei “giochi” non verranno considerati “scommesse”. Anche pubblicizzare l’uso di droghe è proibito, ma ciò non evita comunicazioni e comportamenti contraddittori.
Freud pubblicizzava la cocaina - e, almeno dal 1884 fino al 1895, ha fatto tanto per diffonderne l’uso -; i medici di varia natura hanno diffuso e diffondono gli psicofarmaci; la pubblicità dei prodotti all’apparenza più innocui (dalle aranciate agli integratori alimentari) punta su obiettivi come lo “sballo” ed altri equivalenti del perdere il controllo di sé (considerato come valore positivo), ovvero modifiche del sé e delle relative prestazioni.
Ipocritamente si pretende che le droghe vengano esplicitamente rifiutate quando, valorizzandone gli effetti implicitamente, le si consiglia – per non dire che le si impone.

Volendo, poi, infierire, potrei ricordare la diffusissima – tristissima e impietosa nei confronti dei cittadini più impoveriti – pubblicità dei vari “istituti di credito” o “società finanziarie” che propongono prestiti ai tassi d’interesse più svariati e meno intelligibili. Lì sì che, legittimamente, possiamo parlare di “dignità” – ma lì, a difesa di chi ci casca o di chi pensa che non può fare a meno di cascarci, non interviene nessuno. Meno che mai il governo. Non so cosa possa essere, pertanto, un decreto “Dignità”, ma, in compenso, so come possa essere un decreto “dignitoso”: applicabile e coerente – nel rispetto delle libertà democratiche dei cittadini e finalizzato alla loro felicità. E, soprattutto, un decreto che nasca senza che i genitori si preoccupino già di affibbiargli un nomignolo.


Pubblicato da Felice Accame il 10/09/2018

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