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FELICE ACCAME. Elogio della duplice accoppiata


Prima che inventassero le tris - e ancora per un certo periodo del loro massimo fulgore -, l’analisi più approfondita delle corse in programmazione era riservata alla “duplice accoppiata”.


Si trattava di una scommessa articolata in due momenti particolari – la quarta e l’ottava corsa, o la settima, due corse dal campo piuttosto affollato. Bisognava indovinare il primo e il secondo (non in ordine) della prima delle due corse prescelte, l’accoppiata, e poi ripresentarsi allo sportello del totalizzatore.
Dove non ti pagavano, ma, in compenso, avevi il diritto a due biglietti validi per indovinare l’accoppiata della seconda corsa prescelta. Se azzeccavi anche questa, andavi alla Cassa.

Era il meccanismo della selezione progressiva che entusiasmava. Far parte dell’élite che “può proseguire” verso la corsa successiva – esser “dentro” e non “fuori”, cercare e trovare soci, nel caso, con cui moltiplicare i biglietti e aumentare le chances. Ed era anche la scommessa più “difficile” contro cui potersi misurare.
Vincere implicava la gratificazione maggiore – unita alla cifra vinta che, spesso – bastava un favorito “fuori” – era cospicua.
Non solo: la sua durata nel tempo dell’intera giornata di corse conferiva al vissuto una sorta di unità narrativa – un senso di completezza e di piccola epopea. La passione per la duplice accoppiata me la trasmise mio fratello, ma non credo che, tra noi, sia mai stato raggiunto un accordo tale da giocare in società.

Il ricordo più doloroso lo condivido con l’amico Ugo. Forse gli unici in Italia, avevamo azzeccato un’accoppiata da 5.500 al toto, avevamo più biglietti e potevamo girare quattro cavalli nella seconda. Siamo alla Spati, davanti alla telescrivente. Partono rompono tutti tranne quattro cavalli – tre sono i nostri, più un quarto, Estro del Mare – il nome ce lo ricordiamo bene – che, a quanto scandito lettera dopo lettera sullo schermo, rimane “lontano”. “Nulla muta sino al termine” – era la frase canonica – e ci sentivamo già alla cassa. Chi è in testa vince facile e, ahinoi, nelle fasi finali Estro del Mare rinviene – un miracoloso recupero - per far svanire la nostra accoppiata. Indimenticabile delusione.


Pubblicato da Felice Accame il 16/09/2018

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