Feed RSS

FELICE ACCAME. Le baruffe dello Stato e dei clandestini


Scritte in un francese alla buona, le Memorie di Carlo Goldoni furono pubblicate nel 1787.


Da esse, oltre a molte altre miserie, si desume la passione del commediografo veneziano per il gioco – cui, ogni tanto, sembra ridurre anche le relazioni umane.

Raccontando di uno dei suoi soggiorni genovesi, Goldoni ricorda l’importanza del Lotto di Genova, uno dei primi lotti, se non il primo, ad essere istituito in Italia. Goldoni dice che nacque per “caso” – sulla spinta delle libere scommesse che i cittadini facevano tra loro sui nomi dei magistrati del senato che sarebbero stati estratti a sorte -, ma, presumibilmente, i genovesi potettero usufruire di vari modelli di gioco popolare già in atto in Olanda e in Francia.

Fatto sta che, una volta preso l’avvio, “alcune persone accorte misero su un banco pro e contro, concedendo un vantaggio ai giocatori. Il governo lo seppe, proibì i piccoli banchi” – un decreto, in effetti, fu emanato, già nel 1539, ma di proibizione assoluta – “ma si presentarono degli appaltatori e furono ascoltati”.
Così fu istituita la lotteria – prima per due estrazioni l’anno che, in breve – secondo una logica che ben conosciamo anche al giorno d’oggi -, erano destinate ad aumentare. Questa, comunque, è storia nota.
Meno prevedibile è un’altra noterella. Genova, con il suo lotto, anticipò Venezia, ma Goldoni arrivò a Genova con il suo biglietto già in tasca. Com’era possibile ? La risposta ci dà un’idea del modo con cui le cose persistano nel tempo. Goldoni il biglietto l’aveva già perché a Venezia, mancando il lotto, era già nato il mestiere di “ricevitore clandestino”.
A dimostrazione che la competizione tra Stato e individuo – e non solo a proposito di scommesse - è sempre stata in atto. Con esiti alterni, almeno fino a quando lo Stato non trovava l’antidoto alla creatività dell’individuo.


Pubblicato da Felice Accame il 24/09/2018

Tags:  tobetornottobet 










Contatti
Contatti