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FELICE ACCAME. La scomparsa dei protagonisti e la permanenza del ruolo.


Nella massa compatta degli scommettitori – il ricordo, ahimé, è “datato”, perché oggi in quasi nessun ippodromo esiste più una “massa”, compatta o meno che sia – accadeva che qualcuno svettasse.


Erano quelli che si diceva avessero le “dritte” migliori e che, anche senza volerlo – anzi, non volendolo affatto – orientavano le scelte degli incerti.
Li si seguiva senza farsene avvedere, perfino – di picchetto in picchetto e si stava bene attenti – orecchie tese – per capire su chi stavano scommettendo.

Tuttavia, questi “opinion makers” (chiamiamoli così) – tre o quattro in ogni massa, ippodromo per ippodromo, non di più – ogni tanto sparivano, li si cercava con lo sguardo per un po’ e, infine, se ne perdeva il ricordo, mentre altri prendevano il loro posto.
Erving Goffman (ne Il rituale dell’interazione, Il Mulino 1988, pag. 289) certi tipi umani li chiama “cacciatori di azione”: “sempre pronto a partire per ogni ragazza appena passabile che gli capiti vicino o a ‘prendere cappello’ per l’offesa più tenue o sfruttare la minima occasione per combinare una scommessa”.

In un qualsiasi contesto sociale, spiega, “un soggetto può farsi la reputazione di essere sempre disponibile nei confronti degli altri per un determinato tipo di azione interpersonale, di essere pronto cioè in ogni momento a fornire una prova definitiva a chi cerca una definizione” e faceva gli esempi del pistolero nei film western, dei giocatori di biliardo e dei “grandi” scommettitori. Però – e qui Goffman va alla radice del problema -, “sia per quanto riguarda il soggetto che è continuamente alla ricerca di competizioni di carattere, sia per colui che è costantemente cercato a questo fine, possiamo prevedere che non dureranno a lungo”, perché, ovviamente, “nella misura in cui ogni singolo atto è in una certa misura azzardoso, colui che continuamente affronta l’azzardo non può prevedere un futuro di lunga durata”.

Il ruolo di colui che pratica l’azione, peraltro, “in sé è di lunga durata, ma coloro che lo impersonano possono durare solo poco”. In una società malfermamente basata sulla diseguaglianza, dove la competizione è incentivata, cambiano i protagonisti, ma la funzione sociale – il ruolo – rimane e continua a riprodursi.


Pubblicato da Felice Accame il 15/10/2018

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