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FELICE ACCAME. I verbi della scommessa


Perlopiù, usiamo delle nostre parole piuttosto inconsapevolmente, senza farci molto caso.


Le usiamo e basta – per quel che vogliamo significare in quel preciso momento, senza porci troppe domande sul significato che quelle stesse parole possono aver avuto in momenti diversi da quello che stiamo vivendo noi.

Tuttavia, qualche volta – non dico sempre -, approfondendo l’indagine sulla storia di una parola, finiamo con lo scoprire parentele che, sulle prime, ci sarebbero sfuggite. In italiano, quando vogliamo dire che abbiamo vinto una scommessa, tre verbi vengono usati in alternativa l’uno all’altro: indovinare, azzeccare e imbroccare. “Ho indovinato una scommessa” vale più o meno come se dicessi che l’ho “azzeccata” o l’ho “imbroccata”.

Molto evidentemente, il primo di questi verbi viene dal nome latino “divus”, che stava per “dio”, da cui il verbo “divinare” per significare il “predire”, il conoscere il futuro, ovvero una facoltà concessa soltanto agli dei.
Chi scommette, d’altronde, scommette su un evento che o non è ancora accaduto o è già accaduto ma senza che ancora si sappia com’è andato a finire.
Il verbo “azzeccare”, invece, proviene dal tedesco medievale, “zecken”, e significava “colpire”, sferrare un colpo, dove rimane implicito che si tratti di un “buon” colpo – il “colpire nel segno”. Analogo è il significato di “imbroccare”, ma in virtù di un percorso apparentemente più tortuoso. Infatti, “imbroccare” viene dal latino “brocum”, che stava per il ramo secco, per lo stecco, per qualcosa di sporgente e fin di puntuto con il quale, per l’appunto, colpire il bersaglio (e l’”in” prefisso designava il “dentro”).

A questo punto, però, non si può proprio evitare di porre un rapporto. Non può essere un caso che, se scommetto su un cavallo che non vince, sono tentato di dire che è un “brocco”.
Ma cosa ha a che fare un cavallo malconcio con lo stecco puntuto ? Si potrebbe pensare al “ramo secco” come a qualcosa ormai privo di valore.
Oppure – come qualcuno, sperando di centrare il bersaglio, ha ipotizzato -, si potrebbe pensare al fatto che al cavallo anziano i denti si fanno più puntuti e, pertanto, ecco che, fatalmente, diventa un brocco.

Come spesso accade allorché raschiamo il barile della nostra storia – di cui le parole dovrebbero essere testimoni attendibili -, ci si ritrova in mano una poltiglia irriconoscibile. E l’unica speranza che ci rimane è quella di imbroccare un brocco – apparentemente brocco - alla prossima corsa.


Pubblicato da Felice Accame il 29/10/2018

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